Malena's Eye
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Partendo dall’inizio. Ci troviamo in un universo femminile, parallelo, abitato solo da signore straordinariamente belle. Che, in ordine di sfoglio, si svegliano, meditano, fanno colazione, si occupano della loro bellezza, escono, si prendono più o meno cura dei propri figli, e iniziano a essere protagoniste di una quotidianità nella quale tutto può avvenire. E avviene. Ci si copre il volto con la plastica, si portano pesi importabili, ci si tolgono le mutande, si fanno le bolle col chewing gum, si fa il bagno, ci si riposa, ci si preoccupa dei capelli…. Poi l’itinerario narrativo entra nei dettagli, glamour e sexy, talmente glamour e talmente sexy da non esserlo più. Per ritornare poi a una coralità improbabile, di situazioni inesplicabili, a dettagli pop se pop significasse ancora qualcosa. Femminilità e maschilismo sembrano dialogare: la bellezza delle sue modelle trae in inganno ma le situazioni nelle quali Malena Mazza le fa agire spazzano i dubbi e affermano un’indiscutibile supremazia e una consapevole padronanza di sé.

Si aprono quindi nuovi capitoli: “Peep Show”, “Desperate Housewives”, e alle splendide casalinghe disperate, nell’universo raccontato da Malena Mazza, è consentito mangiare seminude dalla ciotola del cane o pulire i caloriferi in lingerie hot e tacchi 12. L’ultima sezione, “Art& Fashion”, chiude il viaggio: suggerisce, ammica, propone, inventa, svela, declina molti possibili modi di far vivere la moda. L’intrusione nel mondo di Malena Mazza e delle sue signore, anzi - come lei stessa le definisce - delle sue “equilibriste della vita”, avviene grazie a una fotografia elegantissima che sa non prendersi sul serio, che fa dell’eleganza il grimaldello per scardinare gli stereotipi dedicati all’essere donna. E donna bella. Perché Malena Mazza sa scherzare.

È la sua strada, quella che la porterà di lavoro in lavoro, di esperienza in esperienza a questo Woman on Women. Maturità narrativa, consapevolezza, sguardo acuto e disincantato sull’irrisolto confronto tra la realtà e la sua trascrizione, nel quale la messa in scena e l’invenzione sottolineano gli equivoci degli stereotipi, diventano la traccia che le consente di articolare con coerenza filmica anni di lavori diversi. E il sorriso ironico che ci aveva regalato con la sua assenza di babysitter; stringendo fra le braccia il piccolo Michelangelo, lo ritroviamo qui, fra le pagine di questo libro.

“Perché Malena Mazza sa scherzare” di Giovanna Calvenzi